Riguarda infatti molti praticanti inconsapevoli e insegnanti ignari del problema.
Associare lo Yoga alla salute fa parte di una percezione così diffusa, che difficilmente ci interroghiamo su ciò che stiamo facendo, sul perché lo facciamo e a chi stiamo accordando la nostra fiducia di allievi e praticanti.
E’ vero: in generale lo Yoga ci insegna a coltivare un contatto più sensibile con noi stessi. Ci aiuta a riconoscere e sciogliere le tensioni che quotidianamente si accumulano nel corpo e offuscano la nostra mente. Ci riporta in contatto con il respiro. Tutto questo è un modo efficace per prenderci cura in modo attivo della nostra salute a tutte le età. D’altra parte non sempre le pratiche Yoga proposte in modo indistinto a gruppi di persone di età diverse, di cui non si conosce la condizione, sono sicure.
In alcuni casi, i rischi ci sono e non possono essere sottovalutati.
A partire dai cinquant’anni, osteopenia e osteoporosi sono molto diffuse e purtroppo poco diagnosticate, anche tra i praticanti Yoga. Entrambe le condizioni, in misura diversa, comportano una una fragilità dello scheletro, che espone al rischio di fratture, potenzialmente invalidanti. Non essendoci sintomi evidenti, in molti casi non viene individuata per tempo.
Dovremmo interrompere la pratica Yoga? Certamente no. Perderemmo, tra gli altri, i benefici che riguardano il coordinamento neuro-muscolare, il mantenimento della mobilità articolare, la concentrazione, l’ampiezza respiratoria, che sono fondamentali con l’avanzare dell’età.
E’ invece importante avere chiarezza sulla condizione delle proprie ossa, conoscere le insidie nascoste in alcune sequenze di Asana molto comuni, confrontandosi con insegnanti esperti. A queste condizioni è possibile usare i mezzi dello Yoga con intelligenza, in percorsi stimolanti e sicuri.
Per conoscere la nostra situazione, l’accertamento preventivo più usato è la MOC (mineralometria ossea compiuterizzata). Parlane con il tuo medico per individuare il percorso adatto a te.
DATI PREOCCUPANTI
Secondo i dati del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità, si stima che in Italia cinque milioni di persone siano affette da questa condizione di fragilità, di queste l’80% sono donne in post menopausa.
Una fascia di età ben rappresentata tra i praticanti Yoga.
L’osteoporosi comporta la perdita di minerali e la modificazione della microarchitettura del tessuto osseo. La massa ossea e la resistenza dell’osso diminuiscono e aumenta la fragilità .
Aumenta così Il rischio di fratture, anche spontanee a a carico di femore, vertebre, polsi, caviglie, omero. Se è relativamente facile recuperare dopo una frattura in giovane età, la stessa cosa non accade nelle persone anziane.
In questo caso, nel caso la frattura del femore può portare, nel 20% dei casi, la perdita della capacità di camminare, mentre la possibilità di ritornare alle condizioni precedenti alla frattura riguarda solo il 30% delle persone coinvolte.
Un punto davvero significativo per chi propone esperienze corporee è che solo una donna su due e un uomo su cinque sono consapevoli di essere affetti da osteoporosi.
PERCHE’ NON TE NE ACCORGI?
L’osteoporosi è una malattia silenziosa. Non ha sintomi evidenti e non ci avvisa della sua presenza. Fino al giorno in cui si incorre in una frattura e si scopre l’amara realtà.
Ben difficilmente ci accorgeremo nel corso di una pratica Yoga di avere le ossa fragili e non avremo quindi la possibilità di calibrare ciò che stiamo facendo. Durante la pratica la flessibilità del corpo e l’abilità nell’assumere anche le Āsana più complesse, possono trarci in inganno.
Da parte degli insegnanti, invitare i partecipanti ad una lezione di Yoga a “fare solo ciò che si sentono”, in questo caso non è sufficiente.
Secondo Margaret Martin, fisioterapista e insegnante Yoga canadese, con quarant’anni di esperienza nel campo dell’osteoporosi e diverse pubblicazioni sul tema, non sono rare microfratture asintomatiche a carico delle vertebre, che si verificano anche nel corso di alcuni movimenti e posizioni Yoga molto diffuse.
Si tratta di lesioni silenziose, che aprono la strada a fratture più importanti ed estremamente dolorose e invalidanti.
Il Dott.Loren Fishman, autore insieme ad Ellen Salstonstall del libro: Yoga for osteoporosis, ha valutato che Il rischio per una donna di avere una frattura al femore è pari al rischio combinato di avere un tumore al seno,all’utero, alle ovaie.
Per insegnanti e praticanti Yoga è certamente utile dotarsi di una maggiore consapevolezza e responsabilità.
LA PRATICA YOGA
Mentre vi sono dati certi sull’efficacia dell’attività fisica mirata sulla stimolazione del tessuto osseo, non ci sono ancora dati scientifici univoci che dimostrino una efficacia universale della pratica Yoga.
Non va dimenticato che le modalità di insegnamento possono essere molto varie, anche in base alle scuole di riferimento, così come lo sono la competenza e l’esperienza di chi trasmette questa disciplina. Anche per questo raccogliere i dati necessari che dimostrino, con il necessario rigore scientifico, l’efficacia dello Yoga per prevenire o contrastare l’osteoporosi, è un lavoro lungo e complesso.
E’ stato invece chiarito il meccanismo di azione delle diverse attività fisiche sul metabolismo dell’osso. Le ossa sono un tessuto vivo e in grado di rigenerarsi. Molti studi hanno messo in evidenza come il movimento che comporti l’applicazione alle ossa della giusta forza, stimoli il tessuto a formare nuove cellule. E’ possibile prevenire e rallentare la degenerazione ossea con un lavoro corporeo mirato.
Sappiamo anche cosa può mettere a rischio uno scheletro già debole. La sedentarietà è il nemico numero uno, ma lo sono anche i carichi eccessivi e squilibrati e una alimentazione sbilanciata, oltre all’uso prolungato di alcuni farmaci.
Queste evidenze possono indicarci la linea su cui costruire anche nello Yoga sequenze efficaci e sicure in caso di osteoporosi. Ricordandoci che gli Āsana non sono schemi rigidi in cui far rientrare forzatamente ogni corpo, ma direzioni su cui costruire una esperienza appropriata alla situazione individuale.
Per questo lo Yoga si fonda sempre su una visione globale della persona: età, attitudini, stile di vita, modalità respiratorie, condizioni generali di salute, alimentazione…
Una sequenza dedicata a persone con osteoporosi dovrebbe quindi tener conto di tutte queste variabili.
COSA EVITARE
In ogni percorso ci sono ostacoli e rischi. Conoscerli ci consente di procedere più spediti verso le nostre mete.
- Possono comportare rischi le sequenze meccaniche basate sulla forma esteriore, o quelle copiate da immagini o video. Ci distolgono dalla percezione del nostro corpo e dall’ascolto delle nostre sensazioni.
- Soprattutto in gruppo è meglio evitare alcuni tra gli Āsana classici, che possono generare eccessiva pressione sulle vertebre o sui polsi: intense flessioni in avanti e indietro, torsioni mantenute in statica senza un sicuro allineamento, comportano dei rischi.
Grande cautela dunque con halāsana (la posizione dell’aratro), Pascimatānāsana (la posizione della pinza seduta), dhanurāsana (la posizione dell’arco), matsyendrāsana (torsione seduta) Shīrshāsana (la posizione sulla testa) e sarvāngāsana la posizione della candela, solo per citarne alcune. Esistono varianti e adattamenti altrettanto efficaci e più sicuri! Li conosci? - Sequenze veloci in cui si alternano flessioni ed estensioni della colonna (come il celebre saluto al sole), salti e passaggi in appoggio su mani e polsi, possono riservare brutte sorprese ai praticanti poco esperti o semplicemente inconsapevoli dello stato delle proprie ossa.
- Le posture che comportino una curvatura della colonna vertebrale in ipercifosi, sul tappetino e nel quotidiano. Anche se l’allineamento nella teoria è sempre previsto, cosa accade nella realtà? Una osservazione attenta dei praticanti da parte degli insegnanti è importante.
ALCUNE LINEE GUIDA PER UNA PRATICA PIU’ SICURA
E’ bene sapere che:
- nelle sessioni di gruppo, difficilmente l’insegnante può suggerire e monitorare le varianti e gli adattamenti utili a ognuno.
- Non può fornire pratiche personalizzate in pochi minuti a margine di una lezione.
- Può invece aiutare ad evitare i passaggi più a rischio e dovrebbe sempre invitare gli allievi ad approfondire i problemi di salute con il proprio medico.
- In molti casi, praticare Yoga individualmente, purchè seguiti da insegnanti esperti, consente di avere un programma più appropriato e sicuro.
I punti che seguono possono dare un primo orientamento.
- Al contrario di ciò che si potrebbe pensare, è utile una pratica Yoga attiva e stimolante. Questo consente anche di rallentare la perdita di massa muscolare dovuta all’avanzare dell’età.
- Verificare sempre la possibilità di un allungamento e allineamento corretto della colonna vertebrale nelle diverse posture e transizioni. Quando per ragioni strutturali non fosse possibile, scegliere un percorso alternativo.
- Inserire nella sequenza Āsana che favoriscono l’attivazione muscolare oltre che l’allungamento e la mobilità articolare. Questo consente di stimolare anche il tessuto osseo e favorisce il mantenimento di una postura corretta anche fuori dal tappetino. Una muscolatura tonica ci permette anche di sostenerci in posizione seduta e di attutire le cadute .
- Costruire sequenze in cui l’attenzione e la concentrazione siano costantemente stimolate. Questa abilità, sempre al centro dell’esperienza Yoga, qui diventa strategica per monitorare la propria postura e l’equilibrio, la libertà del respiro e per prevenire le cadute accidentali.
- Inserire nella sequenza, passaggi che stimolino l‘equilibrio e la propriocezione L’abilità di orientarci in uno spazio in cambiamento, i repentini cambi di direzione e la possibilità di modificare il proprio baricentro, sono fondamentali per prevenire le cadute e reclutare ogni parte del corpo nel movimento e nella statica.
- Favorire Tapas un termine sanscrito che indica l‘attivazione dell’impegno , focalizzato e orientato verso il nostro scopo. Abituarci ad una pratica regolare, perseverante e su misura per noi e il nostro stile di vita, ci aiuta a prendere in mano responsabilmente la nostra salute, alimentando un circolo virtuoso di fiducia e forza.
Praticare Yoga in condizione di osteoporosi si può e i vantaggi sono numerosi, anche in età avanzata. Le giuste informazioni unite alla piena responsabilità di quello che facciamo con il nostro corpo e, per gli insegnanti, con quello degli altri, sono gli strumenti vincenti.


